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Recensione WebSiteX5 Evolution 9

Massimo Rabbi | 20 gennaio 2012 | 00:22

In questo articolo/recensione andremo ad analizzare questo software per la creazione rapida di pagine web, blog e negozi online.
“Un sito in 5 passi”, questa è la frase forse più ad effetto usata per pubblicizzare questo software. Lo scopo è comunicare in maniera chiara la semplicità e la facilità di utilizzo di questo tool, che ha sicuramente come target principale utenti che non sono veri e propri sviluppatori web ma che vogliono comunque cimentarsi nel creare un sito di qualità.

INSTALLAZIONE
Il pacchetto software si installa in pochi semplici passi e permette di indicare le informazioni di registrazione quali la chiave di licenza e la mail associata.
Al termine della procedura è possibile (e consigliabile) effettuare la registrazione online alla Community online sul sito answers.websitex5.com. E’ possibile infatti, tra le altre cose, ottenere supporto tecnico e scambiare informazioni con altri utenti, oltre ad accedere alla gallery e template online aggiuntivi.

PRIMO AVVIO
All’avvio del programma la schermata principale propone la possibilità di scegliere di cominciare a lavorare subito mediante il tasto Start(in primo piano) o Avvia (in basso a destra), o di consultare le gallery e le foto online, oltre al Social Help Center.
Non passa inosservato anche il collegamento al video tutorial, diviso nei famosi “5 passi”, che è sicuramente un valido aiuto per chi vuole prima di cominciare iniziare ad esplorare nel dettaglio il funzionamento del software.

Primo avvio WebSite X5 Evolution 9

Probabilmente sarebbe stato utile fare in modo che il playing del video fosse disponibile anche off-line, visto che il collegamento rimanda ad un sito Internet.
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css3, html5, incomedia, webdesign, website x5 evolution 9
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WebSite X5 Evolution 9: sviluppo web facile!

Massimo Rabbi | 16 gennaio 2012 | 00:00

A breve su questo blog posterò la recensione di questo software per la creazione di siti, blog e soluzioni di e-commerce in maniera semplice e veloce.
WebSite X5 Evolution 9 è infatti l’ultima versione del software realizzato dalla società Incomedia, già nota per Swish Max, programma per la realizzazione di filmati e siti in Flash.

Partendo dalla necessità di venire incontro anche a chi di programmazione ne sa poco o nulla, WebSite X5 consente di create “un sito in 5 passi”, e nello specifico:

  1. scelta del template;
  2. organizzazione del sito;
  3. creazione delle pagine;
  4. aggiunta di funzioni avanzate;
  5. pubblicazione del sito finale;

L’utente ha la possibilità di scegliere tra piu’ di 1500 template, potendo personalizzare funzionalità avanzate quali l’integrazione con MySQL, la gestione di accessi utente e aree riservate oltre alle classiche funzionalità di feed RSS e news.
Il risultato finale lo si può infine vedere online grazie alla possibilità di pubblicare il tutto usando il motore FTP interno.

Qui sotto trovate la locandina del software WebSite X5 Evolution 9 e del suo “fratello minore” WebSite X5 Compact 9.
Ovviamente è possibile scaricare e provare il programma che pero’ nella versione demo ha salvataggio limitato a 10 pagine e pubblicazione disabilitata.
Appuntamento a presto con la recensione completa del prodotto!

PRESS KIT: WebSite X5 Evolution 9
SITO WEB: WebSite X5 Evolution 9

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Macromedia Flash: occhio al filesystem!

Massimo Rabbi | 6 gennaio 2011 | 16:55

In computer security, il concetto di “sandbox” viene utilizzato per indicare un meccanismo di sicurezza che consente di separare e isolare diversi programmi in esecuzione. Questo al fine di testare ed eseguire codice potenzialmente dannoso, non sicuro e/o fornite da terze parti non fidate.

Adobe Flash incorpora questo concetto tra i suoi meccanismi base di sicurezza per consentire l’accesso solo a determinate tipologie di file locali, tra questi ovviamente i cookies Flash.
Comunemente quindi tutti gli altri file locali della macchina dell’utente sono off-limits, in modo da prevenire il furto di dati da parte di applet Flash malevoli.

Billy Rios, ricercatore di sicurezza presso Google, ha dimostrato come questo modello di sicurezza e le restrizioni imposte in Flash possa essere bypassato in modo da ottenere libero accesso a file locali.
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Firefox 3.6.13 e 3.5.16: importante aggiornamento tappabuchi

Massimo Rabbi | 12 dicembre 2010 | 13:00

L’ultimo aggiornamento del browser open-source Firefox rilasciato lo scorso week-end va a patchare ben 13 vulnerabilità che espongono gli utenti Windows e Mac a possibili attacchi da parte dei crackers.

Alcune falle che interassano il software di casa Mozilla, possono essere sfruttate per lanciare attacchi “drive-by-download” e conseguente esecuzione di malware, semplicemente navigando apposite pagine web.
11 vulnerabilità su 13 sono state etichettate come “critical”, poichè per l’appunto non richiedono alcuna interazione utente al di là della normale navigazione.
Una patch, è in realtà un nuovo aggiornamento per una issue che Mozilla era convinta di aver definitivamente fixato già nel mese di marzo.

Altre possibili conseguenze delle falle individuate sono attacchi di tipo cross-site scripting (XSS), Denial-of-Service (DoS) e bypass della sicurezza Java.
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Google URL Shortener nel mirino di un worm Twitter

Massimo Rabbi | 8 dicembre 2010 | 18:29

Il servizio di URL shortening di Google, goo.gl, sarebbe stato utilizzato negli ultimi tempi per la diffusione di un worm Twitter.
I link incriminati finora individuati che portano alla diffusione del malware sono i seguenti: “goo.gl/R7f68″ e “goo.gl/od0az”.

I responsabili di Twitter hanno fatto sapere che non appena la diffusione del worm è stata scoperta, hanno provveduto a notificare la procedura di password reset per tutti coloro che sono stati interessati dal problema.
E’ stato anche consigliato un controllo sulle connessioni oAuth “autorizzate” per verificare la possibilità che ne siano state aggiunte alcune in maniera illecita ed eventualmente rimuoverle.

Per tutti coloro che hanno cliccato sui link sopra riportati, l’effetto è stato quello di un primo redirect verso un sito compromesso di una compagnia francese di mobili, e successivamente ad altri domini.
La cosa interessante è come il worm sembra si sia diffuso principalmente attraverso le piattaforme Twitter per dispositivi mobile.
Gerry Egan, direttore di Symantec Security Response, ha fatto sapere come gli URL malevoli in questione punti in effetti ad una copia del “Neosploit attack toolkit“.
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goo.gl, malware, twitter, url shortening, worm
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Mozilla alza la posta: 3000$ per un bug!

Massimo Rabbi | 18 luglio 2010 | 21:11

A quanto pare Mozilla ha alzato il premio messo in palio per coloro che individuano una vulnerabilità di sicurezza nei prodotti di punta della software house open-source: Firefox e Thunderbird.

La nuova cifra è infatti di ben 3000$, un grosso salto se si considerano i “soli” 500$ che fin dal 2004 venivano pagati per i vari bug scoperti.

Nel programma di bug-hunting di Mozilla sono stati aggiunti due nuovi prodotti: Mozilla Services e Firefox Mobile.

Lucas Adamski, security engineer director di Mozilla, ha scritto sul blog del gruppo riguardo la nuova “taglia” e indicato quelle che sono le regole fondamentali per aggiudicarsela:

  • il bug deve essere originale e mai stato pubblicato prima;
  • il bug deve essere di tipo remote exploit;
  • il bug deve essere individuato in una delle ultime versioni ufficiali, beta o release candidate dei vari Firefox, Firefox Mobile, Thunderbird o Mozilla Services;
  • il bug non deve essere causato o individuato in plugin/estensioni di terze parti.

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LinkedIn e la lunghezza delle password

Massimo Rabbi | 3 gennaio 2010 | 13:51

LinkedIn, come molti di voi sapranno, è un social network molto diffuso che consente di costruire la propria rete di contatti in ambito lavorativo (fondamentalmente).
Quello di cui voglio parlare oggi è un piccolo problema che ho riscontrato in mattinata mentre mi apprestavo a cambiare la password del mio account.
Dopo aver generato la nuova password di lunghezza 24 caratteri ho effettuato il logout e poi ho tentato il login che verificare tutto fosse avvenuto correttamente.

Stranamente ho notato l’errore:

The email address or password you provided does not match our records

Dopo i classici tentativi di reinserire la password e cancellazione di cache e cookie, ho pensato ci fosse qualcosa non andasse.
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Pidgin + Facebook chat + Ubuntu 9.04 how-to

Massimo Rabbi | 28 novembre 2009 | 14:04

Sull’argomento “chat di facebook” si potrebbero scrivere post a bizzeffe, discutendo di quanto faccia schifo, di come si perda i messaggi e quant’altro.
Quello che mi interessa oggi è puntare l’attenzione sul come integrare nel noto cliente IM Pidgin (ex GAIM), la chat del noto social-network, evitando di tenere aperta la pagina web per l’eventuale chat con i nostri contatti.

Le considerazioni di questo post riguardano l’attuale versione di Ubuntu 9.04 (Jaunty Jackalope) installata sul mio pc desktop, ma penso possano essere applicate tranquillamente alla più recente 9.10.
In particolare quello che ci serve è prelevare direttamente dal sito del progetto pidgin-facebookchat l’ultima versione, nel mio caso la 1.63.
E’ necessario inoltre procurarsi il .deb della libreria libjson-glib-1.0-0: pidgin-facebookchat infatti richiede una versione >= 0.7.6.
Quest’ultimo è disponibile direttamente da qui:
- http://mirrors.kernel.org/ubuntu/pool/main/j/json-glib/libjson-glib-1.0-0_0.7.6-0ubuntu1_i386.deb
- http://mirrors.kernel.org/ubuntu/pool/main/j/json-glib/libjson-glib-1.0-0_0.7.6-0ubuntu1_amd64.deb

Una volta installati entrambi i .deb e creato l’apposito account da Pidgin sarà possibile sfruttare la chat dal nostro programma di instant messaging preferito.
Le versioni di pidgin-facebookchat e libjson-glib-1.0-0 disponibile sui repository ufficiali e accessibili ad esempio da “Sistema->Amministrazione->Gestore pacchetti” sono datati.
Personalmente tempo addietro ho avuto modo di provarli e ho notato parecchi problemi.
Buona chat dunque!

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chat, facebook, im, libjson-glib-1.0-0, pidgin, pidgin-facebookchat, ubuntu
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Vulnerabilità nella toolbar Wikipedia per Firefox

Massimo Rabbi | 18 novembre 2009 | 09:38

Il security provider Secunia ha individuato nei giorni scorsi una vulnerabilità piuttosto critica nell’estensione Wikipedia Toolbar per Firefox, che può essere usata da un potenziale attaccante per compromettere il sistema dell’utente vittima.

Il problema è stato individuato nella mancata validazione dell’input da parte dell’applicazione in una chiamata alla funzione eval(): ciò può consentire l’eventuale esecuzione di codice Javascript arbitrario.

Una volta lanciato il codice viene eseguito con i privilegi di sistema e questo consente l’accesso alle risorse della macchina bersaglio. Affinché l’attacco avvenga con successo è necessario che l’utente visiti una pagina web “contraffatta” e che sia “ingannato” e portato a cliccare su determinati pulsanti della toolbar.

Secunia ha individuato il bug nella versione 0.5.9, ma potenzialmente altre versioni potrebbero essere affette dal problema.
L’ultima versione rilasciata ovvero la 0.5.9.2 risolve il problema ma non è ancora stabile, ma taggata come “experimental“.

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Aggiornamento di sicurezza per Google Chrome 3

Massimo Rabbi | 1 ottobre 2009 | 10:46

Google ha rilasciato un update di sicurezza per la versione 3 di Chrome. La nuova versione del browser WebKit-based è la 3.0.195.24.
Il bug corretto riguarda l’implementazione della funzione dtoa() utilizzata dal motore JavaScript V8 di Chrome per parsare le stringhe in numeri floating point.

La vulnerabilità contenuta nella Chrome sandbox può essere sfruttata da un ipotetico attaccante per eseguire codice arbitrario.
Affinchè l’attacco avvenga con successo è sufficiente che l’utente visita una pagina web appositamente modificata.
Per effettuare l’aggiornamento gli utenti possono utilizzare la funzionalità built-in di update accedendovi dai menu “Tools->About Google Chrome” e cliccando sul pulsante “Update”

Fonte: Google closes vulnerability in Chrome 3

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Aggiornamento per PHP alla versione 5.2.11

Massimo Rabbi | 20 settembre 2009 | 20:50

Gli sviluppatori del linguaggio di programmazione PHP hanno rilasciato un update che porta l’ultima release alla versione 5.2.11.
L’aggiornamento si focalizza sulla stabilità apportando più di 75 bug fix, alcuni legati alla sicurezza.

Il team di sviluppo ha fixato la validazione certificati in php_openssl_apply_verification_policy e aggiunto dei sanity check in imagecolortransparent() e nel codice di processing dei file EXIF (Exchangeable Image File Format).
I dettagli completi sono visibili alla pagina delle Release notes.

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Rilasciato Google Chrome 3.0

Massimo Rabbi | 16 settembre 2009 | 17:21

A poco più di un anno dal lancio di Google Chrome, era il 2 settembre 2008, il gigante di Mountain View ha annunciato il rilascio della versione 3 contenente numerosi bug fixes, miglioramenti e nuove funzionalità.

Secondo un post pubblicato sul blog ufficiale di Google, le performance Javascript sono state migliorate del 150% rispetto alla prima beta e di ben il 25% rispetto all’ultima stable release: tutto questo grazie agli aggiornamenti al motore Javascript V8.

La release include una nuova pagina “New Tab” riprogettata per essere personalizzabile secondo le preferenze dell’utente e customizzabili nel look-and-feel mediante il supporto built-in per i temi.
La barra degli indirizzi “Omnibox” utilizza ora icone diverse per distinguere azioni come la ricerca, bookmarks e pagine precedentemente visitate.
Il nuovo Google Chrome 3.0 inoltre introduce nuove caratteristiche HTML 5, gli elementi <audio> e <video>.

Questa ultima release inoltre corregge un problema di sicurezza riguardante i contenuti dei feed RSS o Atom, onde prevenire i tentativi di injection di codice Javascript e attacchi cross-site scripting (XSS).
La versione è disponibile in 50 lingue differenti per i sistemi operativi Windows XP e Vista.

Ancora da rilasciare invece una versione stabile per Chrome su sistemi Linux e Mac OS X.
L’ultima versione rilasciata circa una settimana fa attraverso il Developer Channel è la 4.0.207.0, e corregge alcuni bug oltre a fixare un problema di XSS.

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Firefox 4.0 non prima della fine 2010

Massimo Rabbi | 10 settembre 2009 | 12:51

Stando alla roadmap pubblicata sul wiki di Mozilla la nuova major release del noto browser open source Firefox non vedrà la luce prima dell’ultimo trimestre del 2010.

Sembra infatti che la versione Firefox 4.0 sarà rilasciata ad ottobre o novembre del prossimo anno.

Nel frattempo compariranno le minor release 3.6 e 3.7 previste rispettivamente per la fine di quest’anno e l’inizio/metà del prossimo.

Già all’inizio di questa estate erano stati annunciati alcuni dei cambiamenti all’interfaccia di Firefox che interverranno in occasione della major release.

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ColdFusion nel mirino dei crackers

Massimo Rabbi | 4 luglio 2009 | 12:53

A quanto pare in questi ultimi giorni si stanno registrando ondate di attacchi che prendono di mira web applications scritte con ColdFusion (CFML).
I ricercatori del SANS hanno ricevuto infatti notifiche di intrusioni che riguardano l’exploiting di vulnerabilità presenti in vecchie versioni di ColdFusion.
In particolare il problema interessa due componenti delle applicazioni ColdFusion: l’editor di testo FCKEditor e il filemanager CKFinder. Una volta compromessa l’applicazione, gli attaccanti hanno pieno controllo sulla macchina server.
Bojan Zdrnja, ricercatore presso il SANS, fa sapere che le pagine web compromesse tipicamente riportano all’interno del codice html tag <script> che fanno puntare a siti web contenenti ogni sorta di malware, pronto per essere scaricato/installato al fine di sfruttare eventuali vulnerabilità sulle macchine degli utenti.

Il consiglio è quindi quello di verificare le installazioni ColdFusion esistenti ed eventualmente patchare i sistemi. Gli amministratori dovrebbero anche controllare l’eventuale presenza di applicazioni ColdFusion “vecchie” e mai disinstallate: anche queste potrebbero essere un potenziale target degli attacchi.

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Crackato il web server di Squirrelmail

Massimo Rabbi | 23 giugno 2009 | 12:28

Sulla homepage del noto opensource webmailer Squirrelmail, campeggia il messaggio che informa dell’avvenuto cracking al webserver del progetto in data 16 giugno.
A seguito dell’accaduto gli amministratori hanno sospeso tutti gli accounts e resettato tutte le password più cruciali.
Disabilitato anche l’accesso al server originale e a tutti i plug-ins: si tratta di una misura precauzionale finchè non si sarà certi che nessuno di questi sia stato compromesso a livello di codice.
Ancora sconosciute restano le modalità con cui i crackers hanno avuto accesso al sistema.
Fortunamente il codice sorgente di SquirrelMail non è a rischio visto che è localizzato su un server completamente diverso.
Tuttavia i phishers hanno approfittato dell’accaduto cominciando una campagna di spam mirata.
Nelle mail infatti si millanta che le versioni 1.4.11, 1.4.12 e 1.4.13 sono state compromesse dall’introduzione di una backdoor, consigliando cosi’ agli utenti di passare alla 1.4.15.
Ecco il contenuto del messaggio:
“Due to the package compromise of 1.4.11,1.4.12 and 1.4.13, we are forced to release 1.4.15 to ensure no confusions.
While initial review didn’t uncover a need for concern, several proof of concepts show that the package
alterations introduce a high risk security issue, allowing remote inclusion of files.
These changes would allow a remote user the ability to execute exploit code on a victim machine,
without any user interaction on the victim’s server. This could grant the attacker the ability to
deploy further code on the victim’s server.
We STRONGLY advise all users of 1.4.11, 1.4.12 and 1.4.13 upgrade immediately.
”

L’email contiene naturalmente un link che porta ad una pagina di login SquirrelMail contraffatta.
Va chiarito tuttavia che la versione attuale è la 1.4.19 e come detto sopra non ci sono possibilità che il codice sorgente sia stato manipolato.

RIFERIMENTI:
– SquirrelMail open source project’s web server hacked, by Heise Security

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cracking, squirrelmail, web server
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Mettere il “freno a mano” ad un web server

Massimo Rabbi | 18 giugno 2009 | 18:58

L’esperto di sicurezza Robert “RSnake” Hansen ha rilasciato un tool in grado di mettere ko anche i web server più “grossi” usando un semplice PC connesso a Internet.
“Slowloris” non sfrutta particolari vulnerabilità, ma utilizza invece una feature del protocollo HTTP nota come “richieste HTTP parziali”.
I client infatti non sono costretti a forwardare l’intero contenuto di una GET o una POST in un solo passaggio, possono suddividerlo in un certo numero di query HTTP.

A seconda di come è configurato il web server, la prima richiesta può quindi fare in modo che vengano mantenute delle risorse per la response in attesa che venga completata l’intera request.
I web server vulnerabili a questa sorta di “freno a mano” remoto sono stranamente proprio quelli che implementano strategie per evitare gli overload, per esempio, consentendo solo un determinato numero di richieste HTTP parallele.
Stando a quanto dichiarato da Hansen fra questi Apache Server 1.x e 2.x, dhttpd, GoAhead WebServer e Squid. Non vulnerabili al problema IIS6.0, IIS7.0 e lighttpd.
I web server possono essere protetti mediante l’utilizzo di load balancers come Perlbal o web applications firewall che forwardino in maniera completa le richieste HTTP al server.
In caso di attacchi improvvisi, il problema può essere “mitigato”, semplicemente riducendo il parametro di time-out per le richieste http.

RIFERIMENTI:
* Remote handbrake for web servers by Heise Security
* Slowloris HTTP DoS, an explanation of the Slowloris concept from RSnake.

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Luglio sarà il “Mese dei bug di Twitter”

Massimo Rabbi | 16 giugno 2009 | 21:02

L’esperto di sicurezza Aviv Raff ha nominato il mese di luglio come “Month of Twitter Bugs” (MoTB).
Lo scopo è quello di pubblicare i dettagli di una vulnerabilità al giorno, legata all’uso delle API di Twitter.
Le API consentono ai normali utenti di configurare, gestire e interrogare lo stato del proprio account mediante richieste http.
Raff ha infatti già fatto notare come sia possibile sfruttare le API che interrogano twitpic.com (servizio immagini di Twitter) per diffondere worms.

Volendo essere precisi non ci sono vere e proprie vulnerabilità nelle API di Twitter: si tratta invece di implementazioni errate o poco attente delle API di querying da parte di terzi.
Raff afferma di aver già individuato un numero di bug nei servizi di terze parti (che usano le API Twitter) tale da “riempire” tutto il mese di segnalazioni.
Detto questo è comunque disponibile a ricevere notifiche da parte di qualunque sviluppatore o appassionato che abbia scoperto qualche falla.
Lo scopo dell’iniziativa è sensibilizzare circa i potenziali problemi derivanti da uso non accorto delle API Twitter, ma in generale di API Web 2.0 generiche.
Vista comunque la possibilità di diffondere worms utilizzando queste vulnerabilità Raff ha deciso di dare 24 ore di “pre-avviso” agli operatori Twitter e sviluppatori interessati ogni qualvolta verrà rilasciato un report.
Bisognerà vedere se i fix riusciranno ad essere rilasciati in così poco tempo.

Il “Month of Twitter Bugs” prosegue la serie di iniziative simili che ha visto in precedenza i vari”Month of Browser Bugs”, “Month of Apple Bugs”, “Month of PHP Bugs” e “Month of Kernel Bugs”.
Il “Month of Java Bugs” si è invece rivelato, almeno per ora, un pesce d’aprile.

FONTE: July to be the “Month of Twitter Bugs” by Heise Security

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Web Application Security blog

Massimo Rabbi | 27 maggio 2009 | 16:56

Per tutti gli appassionati di Web Application Security, segnalo questo blog che ha aperto i battenti giusto la settimana scorsa.
Si tratta del SANS Web Application Security blog: http://blog.appsecstreetfighter.com/
Gli autori sono Johannes Ullrich and Jason Lam, gestori dell’ISC (Internet Storm Center), oltre ad altri istruttori certificati SANS.

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Adobe contro SourceForge e rtmpdump

Massimo Rabbi | 26 maggio 2009 | 19:14

SourceForge, uno tra i piu’ famosi hoster per progetti opensource, ha rimosso dal proprio network le pagine riguardanti il software di stream-recording rtmpdump.
Tutto questo a seguito dell’ultimatum di Adobe, che era già pronta a passare alle vie legali.
Il programma utilizza il Real-Time Messaging Protocolo (RTMP) per registrare non solo semplici media Flash, ma anche stream criptati.
Adobe ha aggiunto un sistema di crittografia al proprio protocollo proprietario con l’introduzione di Flash Media Server 3, al fine di impedire la registrazione e il download “selvaggio” dei contenuti flash.
Il protocollo RTMPE (RMTP encrypted) è stato ideato proprio a questo scopo.

Dopo essersi accorta che la sua protezione può essere scavalcata dal supporto RTMPE integrato in rtmpdump, ha fatto partire un avviso “cease-and-desist”, invocando il Digital Millennium Copyright Act (DMCA) per impedire la distribuzione del software.
Una analisi del RTMPE pubblicata di recente giunge alla conclusione che, nonostante l’algoritmo utilizzi un modello di sicurezza end-to-end simile al protocollo SSL, a differenza di questo non fornisce alcuna sicurezza o autenticazione di sorta.
Non viene utilizzata da nessuna parte una chiave segreta, una password o una pass-phrase per cifrare/decifrare il contenuto.
Il processo di verifica necessita semplicemente dell’SWFHash (hash di 32 bytes), della dimensione del file SWF, e degli ultimi 32 bytes della prima risposta del server.
Alla luce di questo sembra alquanto strano che Adobe invochi il DMCA per classificare questa situazione come un tentativo di aggirare un meccanismo di protezione delle copie.

Di certo tutto ciò non pone in buona luce Adobe di fronte ai suoi clienti,network televisivi e studios cinematografici in primis.
L’uso del protocollo RTMPE per la distribuzione di contenuti DRM-protected è diventato sempre più diffuso infatti.
Nel contempo si segnala flvstreamer, una versione “ridotta” di rtmpdump, che non include il supporto RTMPE.

RIFERIMENTI:
Adobe acts against Flash video stream recorder, by Heise OpenSource

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Parameter pollution: un nuovo modo di attaccare le web applications

Massimo Rabbi | 20 maggio 2009 | 18:41

All’ultima conferenza OWASP, gli esperti di sicurezza italiani Luca Carettoni e Stefano Di Paola hanno dimostrato un nuovo modo di manipolare le web applications e ingannare i classici meccanismi di sicurezza: HTTP Parameter Pollution (HPP).
Questa forma di attacco consiste nell’inviare parametri in GET o POST in forma o ordine “anomalo”, o usando caratteri delimitatori strani.
Una richiesta del tipo:
GET /foo?par1=val1&par2=val2 HTTP/1.1
verrà processata in maniera classica, mentre questa:
GET /foo?par1=val1&par1=val2 HTTP/1.1
con due occorrenze dello stesso parametro par1 è suscettibile a varie interpretazioni, a seconda della routine di parsing dell’application/web server destinatario.

Stando a Carettoni e Di Paola, questo può causare comportamenti anomali e indesiderati, oltre a prestarsi a potenziali attacchi di sicurezza.
Gli stessi WAFs (Web Application Firewalls) e i moduli di sicurezza dei server sarebbero vulnerabili ad attacchi di tipo HPP.
Mentre il modulo Apache’s ModSecurity è infatti in grado di riconoscere un attacco SQL-injection come questo:
/index.aspx?page=select 1,2,3 from table where id=1
non è in grado di inviduare quest’altro:
/index.aspx?page=select 1&page=2,3 from table where id=1
La tecnica HPP potrebbe altresì essere usata per lanciare attacchi di tipo Cross-Site-Scripting (XSS) a danno dei vari web browsers.
Il filtro anti-XSS di Internet Explorer 8 è infatti tra i componenti vulnerabili.

Carettoni e Di Paola come “rimedio” consigliano un filtering appropriato e rigoroso dei parametri oltre all’uso dell’URL encoding. Suggerito anche l’uso di un URL rewriting che utilizzi espressioni regolari “sicure”.

RIFERIMENTI:
- New type of attack on web applications: Parameter Pollution, by Heise Security

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